Lo sci sgretola la neve sotto i piedi, curve strette e rapide

In ogni rimbalzo la forza di un'emozione, il cuore pulsa di energia e bisogna fare in fretta per tornare al Crest. La conosco bene quella pista ed è una delle più belle che abbia mai trovato, forse solo per me che lassù mi sono inabissato nel profondo del mio intimo, dove nulla è più scabroso e inconoscibile di noi stessi. La libertà. La libertà di decidere nello spazio di un secondo è metafora di vita; prendere o lasciare, coraggio di credere in qualcosa che si sente ma non si conosce fino in fondo perchè ancora non è vissuto. Sai solo che stai iniziando un'avventura che ti scoppia nel petto, incredibile e fascinosa che vuoi vivere e assaporare totalmente e non ne hai mai avuto paura perchè riconosci la fonte della sua esistenza. Ciò che avvertivi sottile nel vociare inconcludente del paradosso, le regole infrante, tabù caduti, pronostici stravolti e previsioni paralizzanti mandate in fumo. Il Daìmon ha vinto, quello socratico intendo; la luce cala e l'aria è ancor più fredda. Profumo di legno di pino, inebriante. Curve veloci e lunghe ora per correre a sedersi in seggiovia e tornare. Non mi dire tornare, ti prego, io qui ci sto bene e voglio continuare a girare, invorticarmi con un fiocco di neve nel vento e pensare di non cadere mai. Non cadere mai si può. Sollevato come un falco con le ali tutte aperte a sentire le correnti e insegnarle agli altri. Roteare e ripartire. Ora la montagna raccoglie il tempo nel suo cuore, un pò più lenta ma ancor più bella, tanto bella; non ha esitato mai di fronte alle delusioni, al dolore, ai  silenzi che sapevano di abbandono, non ha avuto paura di fronte alla paura. Il vento scompigliava i rami dei pini ricoperti dalla neve e lasciava ai giorni raccontare la vita. Con lunghe braccia e con mani aperte verso il cielo gli abeti lasciano che la neve si adagi morbidamente. La montagna aspettava chi non è mai partito, chi come Siddharta lascia per conoscere e sa che non può farne a meno, altrimenti l'esistenza non vale la pena di essere vissuta. La montagna ha gli occhi densi di amore e solcati dal tempo, le sue mani nodose son le radici dei larici che sprofondano nella terra e la sostengono. Nei ricordi degli altri, nelle parole e nei gesti non ci sono i tuoi gesti, i tuoi travagli e le tue conquiste che ti hanno cresciuto e consegnato al mondo dell' autentico. Com'è andata? - mi ha chiesto un giorno un bimbo - bene, molto bene, straordinariamente bene. Son felice e so che mi aspetta un'altra discesa. Il fuoco arde e brucia legna che si trasforma, muore e produce il calore dell'anima; è la fiamma l'essenza, la sintesi eterna dei nostri pensieri, gli unici capaci di cambiare il mondo. La mia Itaca dov'è? Se un giorno mai la troverò, avrò il coraggio di fermarmi? Continuerò a volare tra un alito di vento e l'altro ben attento a non abbassarmi troppo, e planare nell'abitudine; un batter d'ali per riprendere le altezze, gli spazi infiniti e le prodezze dello spirito. Una curva, un'altra curva e un'altra ancora, senza distanze, oltre tutto, per sempre.

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