"Lo stress e l'ansia sono il pericolo peggiore per l'atleta, il suo avversario più temibile e imprevedibile. Ogni gara è come un esame, un atleta troppo ansioso non sarà mai un grande campione." Questa è un'affermazione di Ferruccio Antonelli tratta dal libro di Maria Paola Brugnoli "Tecniche di mental training nello sport". Comprendiamo bene quale importanza abbiano gli stati ansiosi per un atleta; essi sono ampiamente in grado di inibire le capacità fisiche, tecniche e tattiche impedendo quindi di esplicare il potenziale di ogni sportivo. Ciò che accade agli atleti non è circoscritto al solo mondo delle gare o delle competizioni di alto livello; succede anche e soprattutto in una lezione di sci o in qualsiasi circostanza in cui ci si senta sotto esame. Sarebbe lungo elencare tutte le trasformazioni che avvengono a livello psico-fisico quando compare l'ansia; si va da un aumento della tensione muscolare all'aumento della frequenza cardiaca, da un aumento della pressione arteriosa all'irregolarità del ritmo respiratorio con conseguente aumento del consumo di ossigeno. Tutto questo produce un dispendio di energie enorme che riduce l'atleta e qundi nel nostro caso l'allievo in una condizione di esaurimento che non consente più nessuna capacità di applicazione degli insegnamenti del maestro e di sviluppo delle possibilità del soggetto interessato. Quali sono allora le circostanze in cui un allievo può incorrere in stati ansiogeni? In primo luogo porrei il rapporto con il maestro, ritengo che gran parte delle responsabilità per gli stati psico-emozionali del nostro allievo siano proprio da attribuire all'istruttore, o nel migliore dei casi devono essere riconosciuti e gestiti da chi conduce la lezione. L'empatia che si deve ricercare è fondamentale; occorre limare le distanze e raggiungere subito un livello di comunicazione calmo, tranquillo e amichevole. In funzione di come il nostro allievo si presenta bisogna individuare il tipo di carattere e con quale atteggiamento mentale si avvicina allo sci. Senza essere troppo specifici e senza voler diventare psicologi non possiamo tuttavia prescindere dal riconoscere le differenze tra le varie persone. Alcuni individui arrivano a lezione carichi di aspettative soprattutto verso se stessi, desiderano mettersi in evidenza ad ogni costo, cercano di esprimere il massimo di ciò che sanno e possono fare; tutto questo è positivo se non si entra nello stato di cui stiamo parlando. A volte porsi al centro della lezione sostituendosi ai contenuti della stessa può generare vibrazioni eccessive, quindi ansia e il conseguente smarrimento. Il caso contrario è quello di chi si sottovaluta, credendo di essere inadeguato, pieno di paure per ciò che può succedere soprattutto sul piano fisico; cadute, spaventi e cose di questo genere. Nuovamente il maestro deve sollecitare il ritorno all'autostima con una repentina presa di coscienza della realtà; spesso i condizionamenti mentali, le parole sentite dagli amici riempiono la testa in maniera eccessiva impedendo di distinguere ciò che esiste davvero. Le varianti sono molteplici perchè gli individui sono tutti diversi uno dall'altro; potrei elencarne una serie infinita. Mi propongo piuttosto di sottolineare due punti fondamentali: riconoscere la persona e riportarla nel più breve tempo possibile a recuperare fiducia, stimoli e divertimento grazie alla concreta esperienza della realtà; una realtà gioiosa, libera dai pericoli dove ognuno sperimenta ogni volta una parte nuova di se stesso e delle proprie emozioni.

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